mercoledì 7 giugno 2017

La perdono, padre


Un libro che ha lasciato il segno. L'introduzione l'ha scritta papa Francesco dichiarando che era "una testimonianza necessaria, preziosa e coraggiosa. Il libro lascia a bocca aperta il lettore perché in punta di piedi entra nella vita di Daniel, un uomo segnato nel profondo ma che fino alla fine ha voluto bene alla chiesa, alla sua chiesa.

La fede forte lo ha salvato. Per questo come dice il papa è una testimonianza, forte, ma è una testimonianza. Direi necessaria. 


Tredici




(nessun spoiler)




Per curiosità mi sono accostato a questa serie TV (per chi vuole può iscriversi per un mese gratuito) e in poco tempo l'ho anche finita. Non è male. Secondo il mio parere è fatta bene. Vi sono dei personaggi che hanno un ruolo ben pteciso. Seguire ciò che fanno e che dicono è il loro punto forte. Non anticipo nulla se non che vale la pena di vederla. Vederla per poi discuterne insimwe. A me è capitato in quasi tutte le classi associato a quello che nel mondo accade. Ragazzi che si tolgono la vita con il blue whale. La vita è bella e val la pena di essere vissuta! 

Solo attraverso




sabato 27 maggio 2017

Insane



Colei che pervade il tuo corpo é mascherata, si camuffa, non affiora inizialmente. Le sue radici si installano forti e silenziose: la Regina dell'inganno. Cadi nella macabra danza dell'oblio e la notte ti inghiotte. Il male allo stato embrionale. La sua gelida mano ti sfiora e tu avvizzisci. Disposta a legarmi le mani e a cucirmi la bocca piuttosto di ubbidire ai suoi ordini e pronunciare le sue crude parole. Gambe scarne, viso pallido: questo é ció che sei diventata. Un'altra innocente colta da un'invincibile malinconia: all'interno erba selvatica, sterpaglie, un giardino abbandonato pure da quello che viene definito il nostro Dio,rimasta completamente sola ad affrontare il luogo che pare il Regno del silenzio e della desolazione.
Solo smorfie di disappunto, distrutta dalle pene che avevano turbato all'improvviso come un temporale nel mese d'Agosto la sua infantile serenitá. Ormai immersa nell'oscuritá rotta dal suono dei suoi implacabili singhiozzi. Quel dannato vuoto incolmabile giace nel grembo. Corri sotto la pioggia che lava il peccato consumato altrove per mano della Dama Velata. L'anima é avvelenata poiché il corpo e la mente lo sono allo stesso modo come se fosse inchiodato ad esso, prigioniera. Proprio Lei subisce le conseguenze di una mente assuefatta da fattori compulsivi ed ossessivi. Illusioni, passioni durevoli o passeggere che siano la incatenano a te. Ingloba tutto il male e lo rigetta su te stessa, sulla tua concretezza di donna. L'idea di riuscire a liberarsi dell'anima allieta. Vaga nell'aria libera dal dolore in tutta la sua purezza. Sei, peró, solamente un pezzo di carne che a stenti riesce a mettere in pratica gli script basilari metabolizzati giá in passato nella tenera etá: camminare, mangiare, creare discorsi. Se solo ci fosse un incantatore in grado di persuadere la Maledetta, liberando cosí anima e corpo. Equilibrio tra il visibile e l'invisibile, il concreto e l'astratto. Ti accorgi cosí di essere bene piú di un animale sviluppato, bensí un vero e proprio essere umano.

Essere. L'essere, ossia esistere. Fermiamoci un attimo a leggere nuovamente la frase: " L' essere, ossia esistere". Accarezzati dolcemente i capelli. Li percepisci? Toccati leggermente le labbra, quasi volendole solo sfiorare. Le senti? Guardati allo specchio. Ti vedi? Questo é quello che sei. La bellezza sta peró nella parola "umano". Non far lo sbaglio di pensare a quattro arti: saresti un animale. 
Non far lo sbaglio di pensare semplicemente ad un corpo con una postura eretta guadagnata nel corso del tempo o con dei pollici opponibili: saresti una scimmia. Non é questo il bello dell'essere umano. Script come parlare e poi dialogare, camminare su due zampe che portano il nome di gambe, mangiare un gelato ed avere i brividi di freddo che tanto odiamo, ma che ci caratterizzano e ci fanno sentire vivi, essere umani. Per poter affiancare all'essere l'umano non basta solo questo. Manca la nostra parte fondamentale, senza la quale non potremmo essere umani: una mente anche fin troppo pensante e quella sfera astratta. La si puó chiamare anima, ma non é particolarmente rilevante. Puoi decidere tu il suo nome o, se preferisci, nemmeno appellarla. Sai che c'é, la percepisci in tutta la sua naturalezza. Puó essere una fortuna, ma d'altro canto una condanna. Ritengo appunto che sia un dono, ma allo stesso tempo un male che ci portiamo appresso fin dai tempi piú antichi, quasi fosse una punizione. 
Forse tutto inizió da quando un'entitá superiore fece cadere la famosa Torre di Babele che, costruita dagli uomini per poter sapere veritá, venne appunto abbattuta. Poco dopo numerose creature pensanti, ovvero numerosi esseri umani, parlavano in lingue totalmente differenti. Non riuscivano minimamente a comprendersi l'un l'altro. Qualcuno non vuole che la veritá venga scoperta. Come appunto esseri umani siamo destinati alle tante domande e a nessuna risposta concreta e soddisfacente. Abbiamo troppe domande per una sola vita, ma sta proprio qui il punto: siamo nati apposta per porci domande, ma non ricevere le dovute risposte. La vita ci ha dotato di intelligenza per poter porre domande su domande, ma non quella per poi rispondere a tutte. 
Credo siamo fatti di materia, ma anche di quella parte senza nome vero e proprio che ho accennato prima, compresa questa nostra intelligenza putroppo o per fortuna limitata ed é proprio quella che ci fa pensare, fare domande, ma é la stessa che ci ferma, ci da un limite senza trarne conclusione. 
Mettete tutto ció assieme: questo porta a sentirci viaggiare perennemente su di una barca diretta a quello che é il Nuovomondo, a quello che veniva chiamato Ade al tempo. Siamo nati e cresciuti con domande, anche assurde, senza dare una risposta precisa o corretta, ma proprio per questo siamo essere umani, essere umani diversi, ma accumunati dal viaggio che puó essere chiamato con la banale definizione di " ciclo vitale", anche se a dirla tutta non mi convince. 
Non siamo semplicemente passeggeri su di un treno che ha stazionato in un determinato tempo, luogo e contesto sociale e culturale che sia, bensí essere umani chiamati a vivere da esseri umani e conseguentemente avere delle domande, ma poveri di risposte. 
Che sia questa la condanna di cui parlavo prima ?
Che sia questo il prezzo da pagare per essere umani ? 
Navighiamo cosí nell'oblio perenne e costante dovuto al fatto di persistere in questo enorme mistero da essere e anche da umani.
Ora, dunque, vedi che questo punto fondamentale della nostra ricerca continua non é saldo a sufficienza. 
Ora, dunque, faccio gran conto di comportarmi in questa faccenda da essere umano. 
Oppure tutti questi ragionamenti nei quali sono d'accordo si rovesceranno, spariranno nell'ombra come polvere azzerandosi completamente con una certa sapienza di cui comprendo di non poter entrare in possesso. 
E, dunque, siamo stati per cosí tanto tempo sin dall'inizio della libertá dei nostri passi, intrappolati ed incatenati inevitabilmente a questa solita terra che calpestiamo, con pantofole o scarponi che siano, a disputare fra noi con tanta seritá di tanta misteriosa ed affascinante bellezza.

(testo di Alessia Bonomi)

domenica 5 marzo 2017

Il pomeriggio della luna

Per arrivare in orario certe volte è necessario salire sul treno successivo. La differenza non sarà questione di tempo ma d’aver colto il bersaglio: gustarsi la luna di pomeriggio. Lui, negli anni del liceo, assomiglia al sole: al suo passaggio si alza un’iradiddio di oche. Lei, in virtù della teoria-della-serratura, agli occhi di lui è poco più che una fesseria: di pomeriggio si esce a contemplare il sole, non si perde tempo a guardare la luna. Che ognuno vada per la sua strada: «Tieniti le gatte morte. Alle leonesse ci pensano i leoni». All’indomani della maturità, incontrandosi in treno, ammetteranno a se stessi che una risposta giusta, data nel momento sbagliato, è una risposta sbagliata: loro due erano quelli giusti nel momento sbagliato. L’amore era altro: “Trovarsi senza cercarsi”. È il sole che abbraccia la luna: l’eclissi. Ne Il pomeriggio della luna per fare ordine è prima necessario fare disordine. Perché l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare: «Luna di pomeriggio è la più bella frase mai scritta in italiano».
Un assaggio del libro     

(dal sito dell'editore)                  





giovedì 12 gennaio 2017

Quei gesti che educano al dialogo


(Pubblicato sul blog Nipoti di Maritain)

A riguardo del dialogo tra musulmani e cristiani ho almeno due esperienze da raccontare.
La prima viene da otto mesi di esperienza in una struttura di prima accoglienza per richiedenti asilo nella provincia di Bergamo. Ho vissuto gomito a gomito con 130 ragazzi; il mio ruolo era quello di educatore. Non è stato facile, soprattutto per le difficoltà linguistiche che ho con il francese e l’inglese. Mi ha molto colpito la capacità di adattamento di questi ragazzi che dopo pochi giorni dallo sbarco dalle navi “della salvezza” si ritrovavano in un luogo protetto e cercavano di socializzare. Un gesto mi è rimasto impresso fin da subito: il saluto. Che sia cristiano o musulmano, oppure qualche altra confessione religiosa, il saluto era un “gesto sacro” per tutti. Ci si salutava con qualsiasi parola, ma il gesto era molto forte. Stretta di mano con abbraccio e mano che incontrava la mano dell’altro sul petto. Bellissimo gesto di integrazione. Certo, non mancavano le difficoltà del vivere insieme, ma quel gesto mi è rimasto dentro. Anche quando un ragazzo lasciava il progetto, era interessante vedere i compagni di camera che lo accompagnavano a prendere il pullman, lo aiutavano con le valigie e, salutandolo, gli auguravano una buona vita, trattenendo al petto – sul cuore – tutto quello che avevano imparato nello stare insieme. Era un gesto di pace e di amicizia. Un gesto semplice, direi, ma molto efficace.
La seconda esperienza è il racconto di un amico, Serge, che proviene dal Camerun. Mi raccontava che nel suo paese il 60% della popolazione è cristiano, mentre il restante 40% di religione musulmana. Il governo camerunense cerca di facilitare la convivenza: gli incarichi ministeriali sono ricoperti da politici di fedi differenti. Per esempio, se il Capo di Stato è cristiano, il suo Segretario e il Ministro dell’Interno sono musulmani; non si tratta di una legge scritta, ma è una consuetudine. Nello specifico, poi, alcuni ministeri sono riservati alla minoranza musulmana. Un altro esempio è rappresentato dalle varie feste, in modo particolare nel mese di Ramadan. All’inizio di questo periodo, il Presidente invia il Capo del Governo a pregare con i musulmani. Questa occasione viene tra l’altro trasmessa in televisione, così che tutti i cittadini possano vedere e ascoltare questo momento, imparando a rispettarsi e a scoprire la diversità: la religione fa parte dell’identità dell’altro. Di consuetudine a Natale le famiglie cristiane invitano gli amici musulmani a pranzo; viceversa, durante il Ramadan, sono i cristiani ad essere invitati a partecipare alla festa musulmana che conclude il digiuno; una gran festa in cui fa da padrona la convivenza e il reciproco rispetto. È un di più la diversità religiosa, perché aggiunge occasioni di dialogo ed esperienze nuove.
Nel 2015 un importante generale è stato inviato in un villaggio in cui c’era stato un massacro di cristiani da parte di musulmani. Il generale, in occasione di questa visita, aveva scelto di farsi accompagnare da suo vice, che è di fede musulmana. Richiamando i capi cristiani, li invitava a rispettare l’identità altrui e a non vendicarsi per tale attentato. Il generale prendeva come esempio il suo rapporto di amicizia con il suo vice. E raccontava che, in viaggio, di venerdì il suo vice aveva bisogno di pregare. Lui per rispetto si fermava sempre e aspettava l’altro in macchina mentre pregava. Gran bel gesto di amicizia! Questa abitudine lo rendeva un amico, e non solo un “vice”. Ci sono dei ruoli anche nell’esercito che vanno rispettati, come il soldato con il suo superiore. Ma quando si parla di amicizia lo schema salta. La religione è una diversità ma anche un motivo di incontro. Ognuno mantiene la sua identità e l’amicizia supera tutto. Esiste il dialogo tra le religioni ed esso si incarna nei gesti dell’amicizia come il “mangiare insieme” e festeggiare insieme. In Camerun non è mai scoppiata una guerra civile perché tutti i suoi abitanti, da anni, sono incoraggiati a convivere serenamente.
Questi sono esempi di esperienze di dialogo che provengono dalla vita concreta; non sono esperienze inventate, oppure proposte calate dall’alto senza essere condivise. I cittadini vedono e imparano non solo dalle parole ma dai gesti, che parlano più delle parole.




Colui che raccontò la grazia

Dedico volentieri questo post alla pubblicazione di questo libro edito da Cittadella. Il libro del collega e amico Mauro che aiuta a ...